La pietra e il mare

I lavori di Pino De Domenico hanno il fascino e la potenza della rivelazione.

I disegni sono finestre sull’abisso, varchi per mondi arcani, remoti e inesplorati, in cui predomina l’oscurità dell’ombra, del caos, dell’indifferenziato. La forma non è distrutta: a volte astratta drammaticamente, a volte è in continuo divenire, sfuma e si trasforma incessantemente. L’artista oltrepassa la materia per coglierne l’essenza, ma la verità può essere intuita solo a sprazzi: sprofonda e riemerge come le onde del mare. Il groviglio nero, che in larga parte ricopre i disegni, più che un cifra stilistica personale sembra essere allora un segreto cifrario, una rete che l’artista getta sulla carta per catturare un barlume di quella verità subacquea. È un velo, che mostra e nasconde, perché allo stesso tempo rappresenta un’interdizione, la traccia d’un mistero che non è lecito o possibile rivelare.

Le statue sono apparentemente in contrasto. La cartapesta, materiale umile, nobilitato con esiti di grande originalità, è lavorata in modo da produrre delle masse compatte. È il regno della pura materia: non v’è vera quiete né azione; dappertutto s’impone la pietra. Il mondo, riprodotto in una foresta di palme, è abitato da donne dai volti imperscrutabili, il cui segreto è celato nell’illusionistica limpidezza della superficie. Di nuovo, all’arte è affidato il compito di esprimere l’inesprimibile, penetrando la natura autentica delle cose.

Pino De Domenico è nato a Palmi, antica terra calabrese, terra di mezzo, che dalle pendici del Monte Sant’Elia si affaccia sulle acque cangianti della Costa Viola. Dal suo paesaggio l’arte ha tratto gli elementi essenziali, facendone la chiave per la rappresentazione della realtà estrema: la pietra e il mare.